È per questo che ci ha fatto particolarmente piacere leggere il pezzo che Vanity Fair ha dedicato a PUOK perché racconta con precisione quello che proviamo a fare da dieci anni.
Non una semplice paninoteca.
Non un hamburger.
Ma un modo diverso di guardare alla cucina napoletana.
Più di un panino
Nel suo articolo, Vanity Fair descrive PUOK come un progetto che parte dalla tradizione per immaginare qualcosa di nuovo. Una cucina che non rinnega il passato, ma lo porta nel presente attraverso il linguaggio del panino.
È una definizione nella quale ci riconosciamo profondamente.
Perché, in fondo, il nostro lavoro non è mai stato solo quello di mettere ingredienti tra due fette di pane. Ogni panino nasce da un ricordo, da un piatto della tradizione, da una storia di famiglia o da un frammento della cultura popolare partenopea.
La marenna del futuro
Da tempo utilizziamo un'espressione che riassume questa visione: la marenna del futuro.
Non significa rendere moderno ciò che è antico.
Significa prendere un grande piatto della tradizione e renderlo accessibile, portatile, contemporaneo, senza perderne l'identità.
Genovese Astrospaziale. Braciola Supernova. Cacciatora Interstellare.
Non sono semplicemente panini. Sono un modo diverso di mangiare la cucina napoletana.
Con le mani. In strada.
Ovunque.
Tradizione e innovazione possono convivere
Per molti anni si è pensato che innovare significasse allontanarsi dalla tradizione.
Noi abbiamo sempre creduto il contrario.
La tecnologia può aiutare la cucina, la ricerca può migliorarla, le tecniche possono evolvere. Ma il punto di partenza resta sempre lo stesso: il sapore.
Ogni ricetta nasce dopo mesi di prove nel nostro laboratorio, con un obiettivo molto semplice: fare in modo che il primo morso ricordi qualcosa che hai già vissuto e che il secondo ti faccia sentire in un posto completamente nuovo.
Un percorso iniziato nel 2016
Quando abbiamo aperto il nostro primo piccolo locale al Vomero nel 2016, non immaginavamo certo dove ci avrebbe portato questo viaggio. Negli anni sono arrivati Spaccanapoli, il nuovo OINK LAB di Sant'Antimo, centinaia di ricette, migliaia di clienti e, recentemente, anche il riconoscimento come Migliore Paninoteca d'Italia ai Bar Awards.
Ma la cosa più bella resta vedere che il nostro modo di interpretare il cibo viene raccontato e compreso anche da chi osserva il mondo della gastronomia da fuori.
Grazie
Ogni articolo è una fotografia.
Quello di Vanity Fair, però, ci sembra qualcosa di più.
È il racconto di un'idea che negli anni è diventata sempre più chiara: la cucina popolare non appartiene al passato.
Può continuare a evolversi. Può sorprendere. Può parlare alle nuove generazioni senza perdere la propria anima.
Per questo vogliamo ringraziare la redazione di Vanity Fair per aver raccontato il nostro progetto con sensibilità e attenzione.
Per noi è uno stimolo a continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto: raccontare Napoli, un panino alla volta.
Puoi leggere l’articolo di Vanity Fair qui.
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